Humans in motion

Storie di passeggeri in transito

  • Chiara Alberini

Vivere a Stoccolma durante la pandemia

La storia di Giulia e Matteo


Qualche settimana fa Giulia mi ha raccontato cosa stava succedendo in Svezia, mentre in Italia si stava passando alla fase due. La Svezia ha scelto di applicare una policy completamente diversa da quelle degli altri paesi europei, Giulia ci dipinge molto bene il quadro di cosa questo abbia significato a livello di organizzazione della vita quotidiana.

Ci siamo trasferiti a Stoccolma 5 anni fa. Abbiamo 2 bambini: Marco di quasi 10 anni e Sveva di 2. Come tutti sapete, la Svezia è stata al centro dell’attenzione prima per un motivo e poi per l’esatto opposto durante questa crisi dovuta alla pandemia. La Svezia ha seguito fin da subito l’approccio dell’immunità di gregge, come del resto avevano fatto inizialmente anche Gran Bretagna e Stati Uniti. Poi queste due nazioni hanno cambiato rotta ed imposto il lockdown mentre qui tutto è continuato nella “quasi normalità”. Le scuole sono sempre state aperte, tranne i licei e le università che hanno svolto le lezioni a distanza. Ristoranti, bar e negozi sono rimasti sempre aperti ma il flusso di clientela è notevolmente diminuito, quindi tutti hanno optato per una riduzione degli orari di apertura.

Il governo ha sempre dato solo raccomandazioni da seguire e non regole ferree affidandosi al senso civico del popolo svedese. Ha fortemente consigliato, nei limiti del possibile, di lavorare da casa.

Le nostre giornate sono cambiate relativamente: i bambini sono sempre andati a scuola ma con delle misure cautelative. Nessun genitore può entrare a scuola. I bambini vengono lasciati e ripresi nel giardino e cercano di trascorrere più tempo possibile fuori all'aria aperta. Alla scuola elementare di Marco hanno evitato di andare in palestra, ma fanno ginnastica fuori o vanno a camminare nel bosco. Alla mensa non servono più il cibo a buffet ma ogni bambino riceve il cibo direttamente nel piatto, così da evitare la coda o il rischio che molti tocchino la stessa cosa. Marco fa calcio e non si sono mai fermati per quanto riguarda allenamenti o partite.

Noi lavoriamo entrambi nella ristorazione. Il lavoro è calato molto soprattutto nel primo periodo. Il governo ha comunque dato un grande sostegno alle aziende. Ad esempio sia io che Matteo, mio marito, lavoriamo al 60 % al momento (quindi 24 ore settimanali invece che 40), però poi il governo ci versa il 35 % circa. Quindi, anche lavorando poco, riceviamo quasi il 100% del nostro stipendio. Certo è che noi abbiamo un contratto a tempo indeterminato. Chi era ancora in prova o extra ha perso il lavoro.

Abbiamo seguito molto quello che succedeva in Italia. Il nostro cuore è diviso sicuramente.

Non è facile spiegare ai bambini che quest'estate quasi sicuramente non la passeremo lì e non faremo il nostro solito mese dai nonni. È ancora più difficile spiegare loro che neanche sappiamo quando potremo andare.

La malinconia spesso si fa sentire e vorrei almeno avere delle risposte certe. Non è facile. Non siamo mai stati così tanto tempo lontani dai miei genitori. Ogni 2 o 3 mesi ci siamo sempre visti. O noi in Italia o loro qui a Stoccolma. È dura.

#humansinmotion #Svezia #Stoccolma



Il tramonto sui tetti di Stoccolma

 

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