Humans in motion

Storie di passeggeri in transito

  • Chiara Alberini

Madre di un lievito

Updated: May 10

La crisi del lievito che ci ha colpito durante questa quarantena mi ha spinto ad imbarcarmi nell'avventura di una maternità alternativa: quella della pasta madre.

L’esperienza di altri mi aveva sempre scoraggiato: è un'attività che richiede tempo, precisione e soprattutto costanza. Doti che putroppo non sono contenute nel mio patrimonio genetico. Inoltre, il nostro stile di vita non si addice ad avviare progetti a lungo termine, che richiedano troppe responsabilità. Con mio grande rammarico, infatti, non abbiamo esseri viventi a carico, come un animale domestico o delle piante. Siamo due esseri viventi, attorniati da un limitato numero di beni materiali che possono essere trasportati in una valigia con rotelle.

Il maledetto coronavirus ha messo un freno, seppur temporaneo, a tutto quel nostro viaggiare che ci ha tenuti occupati finora. Tutti gli spostamenti, da qui ad un futuro prossimo, sono stati annullati e la nostra vita ci è improvvisamente apparsa noiosa, vuota e per giunta priva di pizza. Per questo abbiamo deciso di dare alla luce un lievito madre, frutto del nostro amore per i prodotti da forno.

Dopo aver consultato approfonditamente la volta celeste, la Sibilla cumana e l'Oracolo di Delfi, abbiamo scelto la ricetta che ci sembrava più adatta alle nostre possibilità. Tra il lievito madre fatto con l’uvetta che impiega trenta giorni e quello a base di acqua e mele che ne richiede tre, abbiamo deciso per quello da due settimane perchè, si sa, in medio stat virtus. Mischiando acqua, farina e miele, dopo una difficile gestazione fatta di residui appiccicosi sulle maniglie della cucina e farina anche sulle orecchie, è venuto alla luce Eddie: 300 grammi di gioiosi saccaromiceti pronti per far lievitare i nostri sogni gastronomici più arditi.

Avremmo voluto chiamarlo Atropos, come la più anziana delle Parche, quella che prende la decisione finale di recidere con le sue affilate cesoie il filo della vita umana.

Poi la scaramanzia ha vinto sulla passione per la mitologia classica. Considerato, infatti, l’infausto inizio del 2020, perchè portarsi altra sfiga andando a scomodare pure le Parche?

Così abbiamo deciso per un più triviale Eddie, come il simpatico Jack Russel di Frasier.

Il piccolo agente lievitante nella forma di pagnotta è diventato improvvisamente il centro della nostra quotidianità e, nonostante per dieci lunghi anni siamo stati sempre solo noi due, come Sandra e Raimondo, abbiamo l’impressione che Eddie ci sia da sempre!

Sono lontani i tempi in cui uscivamo per un aperitivo e tornavamo alle 3, con 8 nuovi amici su Facebook che non avremo mai più rivisto. Ora passiamo le serate a guardare i video di Bonci su YouTube, a leggere “Il grande libro del pane”, mentre aspettiamo l’ora giusta per fare le pieghe di lievitazione o dare inizio all'autolisi. Ogni cinque giorni bisogna rinfrescare il nostro adorabile panetto, nutrendolo con acqua e farina, rigorosamente bio e macinata a pietra: l'alimentazione prima di tutto. Una parte la rimettiamo nel frigorifero e una parte la aggiungiamo agli impasti per creare pizze, sfilatini e croissant. E aspettando la cottura davanti al vetro del forno, come farebbe un cane con un pollo arrosto, non possiamo credere al fatto che l’abbiamo fatto noi, questo piccolo lievituccio!

Però non pensate che siano tutte rose e fiori, fotine carine e colazioni del Mulino Bianco. Eddie ci ha insegnato ad essere pazienti nell’aspettare le lunghe lievitazioni, ad essere precisi nel dosare gli ingredienti (tre grammi di malto vuol dire TRE grammi di malto) e ad imparare dai nostri errori, perchè dietro ad un pane di Intagram ci sono tanti altri pani che avremmo potuto usare per un muretto a secco.

Essere madre di un lievito è il mestiere più difficile al mondo, però quante soddisfazioni a vederlo crescere! Anche voi, quando un giorno avrete lieviti vostri, potrete capire veramente le mie parole e direte: “Ah! Aveva ragione la povera Chiara!”.


Di seguito trovate:



 

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