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  • Chiara Alberini

La libertà di vivere senza l’auto in Scozia

Nel nord Italia vivere senza auto è una cosa impensabile: tutti hanno una macchina e la patente conseguita allo scoccare dei 18 anni. Girando e vivendo in vari posti, specialmente nelle grandi città come Madrid e Tel Aviv, mi sono accorta che avere la macchina e la patente non è una cosa così scontata. Un fattore decisivo è sicuramente l’affidabilità e la frequenza dei mezzi pubblici. A Madrid, per esempio, la metro spacca il secondo e arriva ovunque e, in caso di necessità, c’è sempre il taxi che costa cifre decisamente abbordabili.

Tornando a vivere a Verona, dopo l’esperienza in Israele, abbiamo dovuto adeguarci e abbiamo comprato una macchina. Una in due era sufficiente, dato che abbiamo entrambi la fortuna di non doverla usare per lavoro.

Essere proprietari del mezzo a quattro ruote implica una serie di responsabilità economiche come l’assicurazione, il bollo, la manutenzione, ma ti permette anche di raggiungere amici e parenti che abitano lontano, di andare in gita alla domenica e di guidare 40 chilometri per andare a mangiare in quel posto sul Lago di Garda che volevi tanto provare. Premettendo che a me non piace guidare, tantomeno viaggiare in auto, mi sono sempre domandata: ma tutto questo è necessario?

Per esempio, con la macchina si può andare all’Ikea di sabato e passare uno di quei weekend per cui ti serve un weekend di riserva per riprenderti dalla stanchezza. E se la macchina non fosse un’opzione? Magari si rinuncerebbe a quelle mensole che sembrano così indispensabili, si troverebbe una soluzione alternativa.

Quello che voglio dire è che, a volte, avere tanta libertà può rivelarsi una trappola. Senza l’auto le possibilità sono di certo più limitate ma si eliminano automaticamente dalla lista di cose da fare una lunga serie di voci, liberando così un bel po’ di tempo, che è la vera valuta corrente della nostra epoca.

Ho sempre fatto questo pensiero, forse perchè non amo viaggiare in auto. La mia vita è sempre stata più felice nei momenti in cui ho vissuto senza.

Qui in Scozia abitiamo in un paese ben fornito per quanto riguarda i servizi principali (supermercato, libreria, ristoranti...), ma comunque nel mezzo di una campagna sconfinata, dove per chilometri e chilometri si vedono solo colline verdi e pecore al pascolo. Anche comprare uno stupido bottone a volte comporta un viaggio di due ore in autobus per raggiungere Edimburgo (been there, done that). Può sembrare una grande scomodità, ma questa rinuncia forzata a tutte quelle attività che si possono fare con l’auto mi ha portato via una grande quantità di stress e mi ha regalato tanto tempo libero per fare quelle cose semplici come leggere, scrivere o cucinare, che a Verona erano sempre relegate all’ultimo posto, dopo le mensole dell’Ikea.

È questa un’apologia della vita senz’auto? Sicuramente sì!

Per concludere la mia arringa con un pensiero un po' smielato, quando penso a come la vita passi quasi inosservata, dietro ad un milione di stupidi e insignificanti impegni, mi viene in mente una poesia con cui la mia professoressa di latino del classico, la mitica Annalisa Usuardi (che spero legga il mio post), ci aveva salutati all’ultimo giorno di quinta. È una poesia di Kavafis e, dalla fine delle superiori, è un po’ il mio mantra. La condivido qui sotto.


Per quanto sta in te


E se non puoi la vita che desideri

cerca almeno questo

per quanto sta in te: non sciuparla

nel troppo commercio con la gente

con troppe parole in un viavai frenetico.

Non sciuparla portandola in giro

in balìa del quotidiano

gioco balordo degli incontri

e degli inviti,

fino a farne una stucchevole estranea.


La campagna e in fondo il Mare del Nord visto da Strathkinness


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