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BRIGHT LITTLE TREES

Passeggeri in transito

 
 
 

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  • Chiara Alberini

I miei primi capelli bianchi

Proprio quando sono rientrata dal mio viaggio nelle Highlands, li ho trovati lì ad aspettarmi: i miei primi capelli bianchi. Posizionati sul davanti, corti, sottili e un po’ frisee, mi aspettavano al varco per annunciare l’inizio della fine, il veloce e impietoso trascorrere del tempo ad una millenial inconsapevole e sprovveduta. Come si sono permessi?

Ovviamente so benissimo quanti anni ho: a settembre ne faccio 35 e non servivano certo tre capelli bianchi a ricordarmi questo appuntamento con un compleanno scomodo. Il compleanno dove si fanno i conti e si scorrono le check list, per vedere se hai fatto veramente quello che a vent'anni pensavi avresti fatto a trenta. Nell'ordine: lavoro, amore, fortuna, come ci ha insegnato la Zingara di Carlo Conti.

Credevo che la mia luna nera dei compleanni fosse quello dei trenta, ma mi sbagliavo. Trentacinque colpisce più duro e dove fa più male. Come se non bastasse, eccoli lì, los tres caballeros dell'età che incombe.

Come potevo affrontare questa nuova, agghiacciante scoperta, se non nell’unico modo che conosco per esprimere le mie preoccupazioni: notti in bianco davanti ad un'immaginaria giuria che mi chiede conto della mia condotta finora.

Hai comprato casa? Ce l'hai la pensione integrativa?

E mentre tu cerchi di difenderti di fronte a questo terribile tribunale, creato dalla tua stessa mente traditrice, le ore scorrono, l’alba nordica si affaccia prepotente alla finestra e ti ritrovi in una montagnola di coperte arruffate, ancora più infelice e insicura di prima. E così, poi, il tribunale te lo porti dietro anche durante il giorno, mentre lavori al computer in casa da sola, sotto la doccia, mentre stendi il bucato e il processo s’interrompe per quella breve ora zen in cui vai a yoga, ma poi riprende anche peggio, giusto prima di andare a letto.

Quante settimane ho passato così, con questa maledetta insonnia che non si stanca mai di perseguitarmi. Poi di giorno, mascherando le ansie e l’insicurezza dietro un carattere aperto, affabile, disponibile ed estroverso. Il carattere per cui tutti mi conoscono, ma che spesso è solo la facciata di un'anima così crepuscolare che è quasi dark.

Ed eccoli lì, quei tre capelli bianchi a complicare tutto, di nuovo.

Mio marito, che quest’anno ne fa 40, non sembra nemmeno lontanamente toccato dall’evento e con un aplomb alla James Bond (quello di Sean Connery ovviamente), sorseggia la sua birretta al sole, affrontando l’incedere degli anni guardandoli dritti negli occhi.

Perchè io invece non riesco a passarci sopra? Perchè vivo questo compleanno dei 35 come l’arrivo al casello dell’autostrada della vita (e non mi funziona la carta di credito)?

Insomma, mentre nei giorni scorsi non ho fatto altro che guardare video su YouTube su come si applica l’hennè, prendere appuntamento online dal parrucchiere, per poi non premere mai la conferma finale all'ultimo secondo, oggi per la prima volta è arrivata l’accettazione. Come diceva Carolina Crescentini nella famosa puntata di Boris “Ho gli anni che ho” e, in fondo, me la passo abbastanza bene. È così necessario combattere i segni del tempo, come in una pubblicità con Andie MacDowell, o i segni del tempo vanno indossati con orgoglio e classe, senza spendere tempo e denaro in trattamenti e altre soluzioni di ripiego? Non me ne vogliano parrucchiere ed estetiste, ma sarebbe così scandaloso se mi coltivassi un bel ciuffo alla Crudelia Demon? Il passare del tempo è, tutto sommato, una cosa positiva: siamo ancora qui, dopo un altro anno e, nonostante tutto, non ce la caviamo troppo male.

Io, su una spiaggia del Norfolk

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