Humans in motion

Storie di passeggeri in transito

  • Chiara Alberini

Appartamenti da incubo: Hard BnB

Updated: May 10

È mezzanotte, in una umida e caldissima notte di fine luglio a Tel Aviv. Rientriamo dopo alcuni mesi di assenza, passati tra l’Italia e Parigi. Abbiamo lasciato la Francia dopo due settimane di passeggiate in città, pastis nei tavolini all’aperto e nottate fresche sotto il piumone. L’impatto con il clima israeliano è forte: dagli ariosi boulevard alberati, alle strade appiccicose del quartiere di Florentine. Caldo, stanchezza, valigie pesanti, la voglia di buttarsi sul letto dell’appartamento Air BnB e risvegliarsi solo dopo 3 giorni. Arriviamo al palazzo e non è niente di diverso dagli altri edifici della città: muri un po’ scrostati, il brusio continuo dei condizionatori, qualche gatto che si aggira nei pressi dei bidoni della spazzatura. Già sudati, saliamo le tre rampe di scale con due valigioni pesantissimi e, dopo aver armeggiato con la porta per due o tre minuti tra sibili d'impazienza e borbottii, entriamo. In casa c’è caldissimo e un leggero odore di sigarette. Il condizionatore dell’anteguerra (del Kippur), dopo aver prodotto rumori preoccupanti all’accensione, emana un odore acido, polveroso, una fragranza di legionella. Lo spegniamo subito e - spoiler alert - per tutto il mese di agosto, a Tel Aviv, resteremo senza aria condizionata. Per tutta l’enorme casa icone black LGBT ci fissano dalle pareti: da Michael Jackson a Basquiat, passando per Geoffrey, il maggiordomo del Principe di Bel-Air. Anche nel bagno. Proseguendo nel tour: vasca scrostata, mensole ricoperte di polvere, frigorifero antico, fila di formiche sul bancone della cucina. Nella stanza da letto prevale un tema nero e oro realizzato con una combinazione di oggetti a caso tra cui piume di struzzo, manette pelose e qualche cioccolatino sciolto a forma di cuore in carta dorata. Il nostro host è un ballerino newyorkese che lavora nella più famosa compagnia di danza israeliana, quindi rinveniamo per la casa anche tutù e bizzarri costumi di scena. Il fiore all’occhiello è una piccola stanzetta, separata dal resto della casa da una tenda di plastica. Completamente dipinta di nero. Senza finestre. Unico pezzo d’arredo una testa di cervo di plastica decorata con lucine di Natale. Che sia il set di qualche film vietato ai minori? La sede di una setta satanica? Poi, solo alla fine, scopriamo grazie a Google che il nostro host l’ha usata per girare la sua video-performance di danza che stava portando in giro per il mondo, proprio mentre noi eravamo a casa sua ad immaginare il peggio. Di quell’appartamento ricordo poco, sopraffatti dal caldo e senza alternative, abbiamo vissuto come zombie e dormito come vampiri. Il momento più bello della giornata, nel nostro Hard Bnb, erano quei venti minuti di fresco tra le cinque e mezza e le sei del mattino, quando una luce violetta penetrava dalla finestra spalancata, una bava di brezza marina soffiava sui nostri corpi spiaggiati, le zanzare andavano a dormire e in lontananza il canto del muezzin di Jaffa calava come un lenzuolo sulla città addormentata.

#TelAviv #Israele




 

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