Humans in motion

Storie di passeggeri in transito

  • Chiara Alberini

Giovanna in un bistrot a Parigi

Updated: May 10

“Hai un sogno? Non aspettare e mettiti in cammino. Non sai dove e cosa vorresti fare? Buttati e fidati, il mondo e le persone ti guideranno.”


È una frase che tempo fa ho letto sulla pagina Facebook di Giovanna. Mi ha ricordato me stessa, una decina di anni fa, quando con entusiasmo e leggerezza non esitavo a tuffarmi nel vuoto di nuove esperienze in nuovi paesi, fidandomi degli altri; un entusiasmo e una leggerezza su cui adesso si è depositato un leggero strato di polvere e di cui sento un po’ la nostalgia. Per questo ho scelto di partire da qui per le mie interviste agli Humans in motion, alla ricerca di un po’ di energia nuova da chi sta appena cominciando un fantastico viaggio.


Com’è iniziata la tua avventura parigina?

Io sono a Parigi un po’ per caso un po’ per fortuna. Il mio ragazzo vive qui da ormai quattro anni. Ha fatto l’ultimo anno di magistrale a Parigi e ha deciso di restare per il dottorato. Io ho finito i miei studi in Italia in Scienze dell’Educazione e ho fatto un corso di specializzazione sul metodo Montessori per i bambini da 0 a 3 anni. Ho lavorato nelle scuole elementari come educatrice. Amo tantissimo questo lavoro, ma con il passare del tempo ho capito che in Italia non avrei potuto fare una vera carriera, né puntare al massimo a cui potevo ambire. Così, terminata questa esperienza, ho deciso di partire, sia per realizzarmi dal punto di vista sentimentale, ma anche per scoprire cos’avrei potuto fare da da sola in un paese straniero. Penso che si inizi sempre così, buttandosi un po’ a cuor leggero in una nuova avventura fuori programma. Se ci si pensa troppo si finisce per non fare assolutamente nulla. E così sono finita a Parigi a girare con il mio curriculum in mano, come si fa quando non si sa bene come muoversi. Una cosa però ce l’avevo ben chiara in testa: volevo imparare un nuovo mestiere e non volevo assolutamente lavorare con italiani, più che altro per conoscere nuove culture e nuove persone. A Parigi sono rimasta incantata dai camerieri, veloci ed estremamente abili con i clienti. Sapevano mettere chiunque a proprio agio. Per non parlare dell’eleganza con cui portavano con una mano sola il plateau - il classico vassoio rotondo. Nella mia testa avevo già deciso che sarei diventata una cameriera.


Dove stai lavorando adesso precisamente?

Ora lavoro in un bistrot all’Île de la Cité gestito da soli francesi ma tra i miei colleghi ci sono anche un portoghese e un’americana. È un ambiente molto interculturale e ci si ama tantissimo perchè sono tutte persone veramente meravigliose. Per la maggior parte sono comunque francesi.


Così hai la scusa buona per perfezionare al massimo la lingua...

Esattamente. Mi dicono che sto migliorando tantissimo il mio accento! Il mio ragazzo mi dice sempre che ho un accento migliore del suo, pur essendo qui solamente da otto mesi. Questo perchè io lavoro con francesi, mentre lui lavora con italiani e inglesi.


Parigi è una città difficile in cui vivere. La competizione è alta in vari ambiti della vita quotidiana. Ad esempio cercare lavoro o trovare casa.Tutti vogliono vivere a Parigi. Qual è stata la parte più difficile del tuo trasferimento?

Le difficoltà sono state numerose. In primo luogo la lingua, che non è quella che ti insegnano a scuola. Ci sono vari slang, abbreviazioni, la gente che parla velocissimo. Poi la cultura e le persone, nonostante Francia e Italia siano vicine, le mentalità sono diverse. Effettivamente questa non è una vera difficoltà. Una volta che hai conosciuto i francesi, li puoi odiare profondamente o amare profondamente. Io per fortuna li amo! Un’altra difficoltà è quella economica: Parigi è unica ma è anche estremamente cara. In ultimo, imparare il mestiere: saper parlare ai clienti e velocizzarmi nel mio lavoro. Il motto del mio capo è “Non aver paura di accelerare!”. Una cosa che mi sento ripetere almeno una volta al giorno. Normalmente ci rido su ma ogni tanto mi innervosisce...


In molti paesi i camerieri vengono pagati solamente con le mance, penso agli Stati Uniti o a Israele. Come funziona a Parigi?

Io sono stata fortunata perchè vengo pagata a ore quindi ho una paga fissa. Tuttavia nella maggior parte dei casi nella ristorazione si guadagna una percentuale. Guadagni in proporzione alla somma che ottieni con il tuo servizio, secondo una percentuale prestabilita. I francesi infatti lasciano sempre le mance perchè conoscono la situazione. Da un altro punto di vista, chi lavora a percentuale in alta stagione guadagna di più di chi, come me, ha uno stipendio fisso.


Le storie sulla ricerca di appartamenti a Parigi fanno sempre accapponare la pelle. Affitti alti, proprietari con richieste assurde, bagni in comune sul vano scale…. Voi avete trovato con facilità o è stato un racconto dell’orrore?

Per me è stato facile, perchè mi sono “insediata” nella casa del mio ragazzo, ma trovare casa a Parigi, soprattutto se cerchi a buon prezzo, che equivale a 500/600 euro al mese per uno studio di 20/30 mq, è abbastanza complicato. Bisogna partire per tempo, non bisogna scoraggiarsi. Spesso i proprietari delle case chiedono un garante francese, quindi per gli stranieri non è semplice. Nel nostro caso si sono accontentati per fortuna di un garante italiano. Nello specifico i nostri genitori, cioè coloro che ci hanno supportato all’inizio della nostra avventura!


In che quartiere abitate?

Tra il tredicesimo e il quattordicesimo arrondissement. È un quartiere molto carino. Cioè carino… abito di fianco ad una prigione - dice ridendo. Però non è mai successo niente di strano. È abbastanza sicuro.


Parigi è una città magica, ogni angolo ha una storia e un suo fascino particolare. Qual è il tuo posto speciale di Parigi?

Allora ne ho diversi. Il mio preferito è la punta dell’Île de la Cité, vicino a dove lavoro. C’è un salice piangente e mi piace sedermi lì a contemplare la Senna oppure a leggere un libro. I francesi molto spesso si fermano e fanno due chiacchiere. Vogliono sapere chi sei, da dove vieni, cosa fai nella vita. All’inizio mi sembrava un atteggiamento molto invadente, però in realtà mi ha fatto sentire meno sola in una città così grande. Mi sono sentita accettata. I posti speciali di Parigi sono moltissimi, comunque. Io sono innamorata della collina di Montmartre, dei locali sui rooftops dai quali si gode della vista su tutta la città. Pure il clima mi piace, perché anche le giornate piovose sono fantastiche. Proprio l’altra sera mi sono incantata sotto la pioggia, senza nemmeno l’ombrello, a guardare le luci della città.


Hai lasciato la strada segnata dal tuo percorso di studi per intraprenderne una nuova. Hai abbandonato per sempre l’idea di fare l’educatrice o pensi di rientrare nel giro ad un certo punto? Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

È una domanda non scontata. Amo l’educazione e il metodo Montessori ma in questo momento sono innamorata della ristorazione, anche se è un mestiere che non si può fare per tutta la vita perché è molto impegnativo fisicamente. Ho molti progetti in mente ma per il momento vivo periodo per periodo… mi piace l’effetto suspense! Mi piacerebbe anche viaggiare.


Quando si viaggia bisogna sempre portarsi un libro in compagnia. Quale consiglieresti?

Consiglierei un libro che insegna a credere in se stessi e a lottare con umiltà e lealtà. S’intitola Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno. Il messaggio di è non arrendersi mai e uscire dagli schemi per perseguire i propri obiettivi, senza farsi fermare dai giudizi negativi degli altri. In primis bisogna saper vivere con se stessi, amarsi e bastarsi. Anche se sei da solo, non sei mai solo. Quando sei in compagnia di te stesso hai tutto quello che ti serve.


Un’ultima domanda rivelatrice: a chi hai mandato l’ultimo messaggio?

Al mio ragazzo. È uscito stamattina per andare al lavoro e volevo sapere come stava!

#humansinmotion #Parigi #Francia


Giovanna a Parigi

 

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