Humans in motion

Storie di passeggeri in transito

  • Chiara Alberini

Cosa succede in Russia ai tempi del coronavirus

Updated: May 13

La storia di Francesco


Io e Francesco ci conosciamo fin da bambini. Andava a scuola con mio fratello Nicola, classe '89. I tempi in cui andavamo a giocare a casa sua, con lui e le sue sorelle, Ida e Federica, non mi sembrano troppo lontani, eppure ora siamo tutti adulti con un lavoro e sparpagliati in varie parti d'Italia e, nel nostro caso, del mondo. Era difficile immaginare in quei giochi di bambini, nel pieno degli anni Novanta, tutto quello che sarebbe venuto dopo. Eventi che hanno cambiato il mondo e reso il futuro molto meno luminoso di quello che probabilmente i nostri genitori s'immaginavano per noi. Tutti i genitori vorrebbero per i figli una vita migliore della loro. Di questi tempi è difficile essere ottimisti guardando avanti e non invidio gli amici che hanno la responsabilità di figli piccoli. Il mondo adesso fa paura. Eppure, da brava moglie di storico, so che l'umanità si è rimessa in piedi sempre. La resilienza, parola che va tanto di moda oggi, la capacità di adattamento sarà quello che ci salverà anche stavolta. Se sapremo cambiare, torneremo forse a poter guardare al futuro con fiducia. Una lucina in fondo al tunnel, tra tante preoccupazioni, è ciò che ci fa vedere Francesco, che pochi giorni fa mi ha inviato questo testo da Shatura in Russia.


Quando mi chiedono dove mi sono trasferito, la risposta non è così banale: potrei rispondere semplicemente “in Russia”, ma la Russia è lo stato più esteso al mondo, con un territorio di quasi 18 milioni di chilometri quadrati e una densità di popolazione che va dagli appena 3 abitanti per chilometro quadrato della Siberia agli oltre 5.000 di Mosca.

Io, da ottobre 2019, mi trovo a Shatura, capoluogo dell’omonima provincia, 40.000 abitanti in 31 chilometri quadrati. Per farsi un'idea, si tratta circa del 20% in meno degli abitanti di Mantova, la mia città d'origine, distribuiti nella metà dello spazio. La città è a circa 120 km dal centro di Mosca e, considerando l’assenza di autostrade e i limiti di velocità non superiori agli 80 km orari, a circa 3 ore dagli aeroporti internazionali di Sheremetyevo e Domodedovo.

Da marzo sono stati sospesi gli accessi in Russia: questo comporta per tutti i lavoratori stranieri l’obbligo di non uscire dai confini della Federazione Russa, al momento almeno fino ad agosto.

Le notizie dall’Italia, in questo clima surreale e inimmaginabile dopo 70 anni di crescita, mi preoccupano soprattutto, cinicamente, da un punto di vista economico: la mia generazione è nata nel lusso, nessuno di noi sa non cosa voglia dire farsi il tè per tre volte con la stessa bustina, per intenderci. Sono preoccupato: gli ultimi 10 anni erano di stagnazione, mai mi sarei aspettato di dovermi confrontare con un crollo. Ho paura per i miei genitori, per le persone a cui voglio bene e per me: i motivi che mi hanno spinto ad espatriare, oggi assumono una sfumatura differente.

I Russi negli anni 90 morivano letteralmente di fame e anche oggi, ad eccezione delle grandi metropoli come Mosca, la situazione non è molto differente. I miei coetanei qui hanno figli e alcuni sono al secondo matrimonio: conoscono per esperienza diretta, e non solo dai libri o dai racconti dei nonni, cosa voglia dire mangiare pane e acqua. Dopo 8 mesi di permanenza in Russia posso dire che l’amministrazione si è dovuta confrontare con la debole economia interna da un lato e con l’emergenza sanitaria dall’altro: sono stati chiusi i confini in anticipo rispetto all’Europa, sono stati costruiti gli ospedali in tempi record, gli over 65 sono in quarantena forzata da marzo, oltre al distanziamento sociale, alla chiusura dei negozi e delle fabbriche. È stato fatto né più né meno quello che è stato fatto in Italia, valutando regione per regione la necessità di applicare misure più o meno stringenti in base al dilagare dell’epidemia. Per darvi un’idea dei numeri, l’epidemia di Covid19 attualmente è concentrata nella città di Mosca. Circa il 70% dei contagiati risiede lì. L’impressione è che la Russia stia gestendo al meglio questa emergenza considerando consapevolmente tutti gli aspetti a 360°.

Ad oggi, per quanto riguarda il mio futuro da expat, voglio restare comunque positivo: non abbiamo la sfera di cristallo e non troviamo nulla nei libri di storia che possa descrivere questa situazione. Ci sono state epidemie in passato più o meno gravi, ma come ho già detto all'inizio, noi italiani siamo nati nel lusso. È tutto nuovo.

In questo momento leggere mi aiuta molto. L’ultimo libro che ho letto è la biografia di Sergio Marchionne di Tommaso Ebhardt. Una frase mi è rimasta impressa:

Esiste un mondo in cui le persone non lasciano che le cose accadano. Le fanno accadere. Non dimenticano i propri sogni nel cassetto, li tengono stretti in pugno. Si gettano nella mischia, assaporano il rischio, lasciano la propria impronta. È un mondo in cui ogni nuovo giorno e ogni nuova sfida regalano l’opportunità di creare un futuro migliore. Chi abita in quel luogo, non vive mai lo stesso giorno due volte, perché sa che è sempre possibile migliorare qualcosa.

Credo dunque che di fronte a questa situazione dovremo avere il coraggio di adattarci, reinventarci, cambiare prospettiva, soprattutto temporale: “l’oggi e subito” alla quale eravamo abituati dovrà esser riadattato. Non torneremo alle lettere che si scambiavano i miei nonni una volta al mese - lui in Germania, lei in Calabria con 5 figli -, ma difficilmente potremo andare a fare un weekend a Londra con la stessa semplicità alla quale eravamo abituati.


#Russia #Shatura #humansinmotion



 

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