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  • Chiara Alberini

Con Marta nell’inverno di Praga

Updated: Feb 17


Io e Marta ci conosciamo da molti anni, frequentando lo stesso giro di amici, ma non siamo mai riuscite a essere nello stesso posto allo stesso tempo.

Io ero a Verona e lei era a Cuba, lei era a Verona e io in Israele. Un’estate, addirittura, abbiamo abitato nel suo appartamento per un paio di mesi perché eravamo rientrati da Tel Aviv e lei era a Cambridge. Una viaggiatrice esattamente come me e per questo, nonostante la distanza, abbiamo legato molto e le volte che c'incontriamo siamo attratte una verso l’altra come calamite. Non è facile trovare qualcuno con cui realmente condividere esperienze e preoccupazioni, facendo una vita così diversa dal normale percorso della maggior parte dei nostri coetanei. Io e Marta ci capiamo. Così ho pensato a lei e al suo neo-marito Miro per la mia seconda intervista. Mentre l'altra volta siamo andati a Ovest (qui potete leggere l'intervista di Giovanna a Parigi), questa volta andiamo verso Est, a Praga.


Sei partita a fine settembre, poco dopo esserti sposata, e hai lasciato a Verona il tuo lavoro da professoressa di spagnolo per seguire tuo marito Miro in Repubblica Ceca. Raccontami com’è andata.

Cominciamo col dire che inizialmente non avremmo dovuto trasferirci a Praga. Miro, mio marito, lavora per un’azienda internazionale che ha varie sedi e, a poco più di un mese dalla partenza, ci hanno detto che la destinazione non sarebbe più stata Abu Dhabi e avremmo dovuto trovare un piano B. Il piano B è stato quello di trasferirsi a Praga. È stato un fulmine a ciel sereno perché eravamo preparati per un altro tipo di esperienza, però non ci siamo lasciati scoraggiare. A noi piacciono le sfide, le esperienze all’estero di tutti i generi quindi abbiamo accettato la proposta e ci siamo riorganizzati per venire in Repubblica Ceca. Un mese dopo il nostro matrimonio ci siamo spostati qui. Cercare casa è stata la parte più complicata perché Praga è in crescita e c’è molto movimento a livello internazionale. Questo ha fatto sì che i prezzi crescessero e quindi non è facile trovare un affitto a prezzi accessibili. Noi siamo stati fortunati. Abbiamo trovato un piccolissimo monolocale vicino al centro: un’ottima zona di partenza per esplorare la città. Non sapevamo molto di Praga, eravamo stati per dei periodi brevi durante dei convegni organizzati dall’azienda di Miro, ma a parte la zona turistica non conoscevamo molto altro. Soprattutto non eravamo preparati al freddo e all’inverno di Praga. Il lato positivo è stato però arrivare qui senza grosse aspettative. Quando arrivi in un posto di cui non sai nulla è molto più facile che ti stupisca!


I preparativi di un trasferimento sono sempre molto stressanti. Chiudere un capitolo in un posto e aprirne un altro a centinaia o migliaia di chilometri di distanza è un grande lavoro a livello organizzativo: pacchi, burocrazia, la preoccupazione di lasciare ciò che si conosce per andare verso l’ignoto. Cos’hai provato in quei momenti, cosa ti frullava per la testa nel periodo precedente alla partenza? Tu hai dovuto organizzare anche il tuo matrimonio… non è da tutti!

Quello forse mi ha salvata perché non ho avuto troppo tempo di pensare a ciò che stava succedendo. È stato tutto molto veloce: siamo passati dai preparativi per il matrimonio ai preparativi per la partenza. Comunque questa non è la nostra prima esperienza all’estero. Negli ultimi anni ci siamo spostati più volte, per periodi più o meno lunghi, quindi siamo ormai abbastanza ferrati in termini di traslochi e valigie. La parte più complicata è stata sistemare e chiudere il nostro appartamento di Verona. Miro doveva essere qui in una determinata data per iniziare la collaborazione, quindi non potevamo aspettare e fare le cose con calma. Io ero molto contenta comunque. Per me le partenze sono sempre la parte più bella, in cui inizia una nuova avventura e, per quanto abbia i miei momenti di ansia e di preoccupazione, è sempre l’eccitazione di quello che potrà accadere a prevalere. Di solito parto con un milione di piani e progetti su quello che vorrei e potrei fare: la partenza è la “fase entusiasmo”.


Ormai vivi a Praga da qualche mese, avrai sicuramente collezionato il tuo album di avventure in Repubblica Ceca. Qual è stata l’esperienza più difficile che hai avuto finora, a parte la ricerca della casa di cui abbiamo parlato prima.

Il primo impatto con la Repubblica Ceca non è stato facile, premettendo che ci siamo trasferiti senza avere ben chiaro per quanto tempo saremmo effettivamente rimasti. È una città del nord dell’Europa e questo implica un clima abbastanza difficile, soprattutto adesso che siamo in inverno, con temperature molto più basse rispetto a quelle a cui siamo abituati. Io da brava insegnante di spagnolo preferisco i climi mediterranei, se non addirittura tropicali. Ma a parte questo, le difficoltà sono state anche nell’impatto con la lingua, perché per quanto sia una città che sta crescendo, che si sta aprendo, l’inglese è parlato e usato solamente dai giovani. Appena si esce dai circuiti turistici o dagli ambienti universitari la lingua veicolare è il ceco. Io non lo parlo e faccio anche fatica a entrare nell’ordine delle idee di investire energie per impararlo in modo tale da poterlo usare per le comunicazioni di tutti i giorni. Questo, devo dire, è stato l’aspetto più difficile, proprio perché è un problema quotidiano. La sensazione di sentirti a casa in un posto che non lo è, è fondamentale per il successo di questo tipo di trasferimenti e la lingua è un punto di partenza importantissimo. A volte ci si ritrova a gesticolare, a fare i salti mortali usando Google Translate anche per compiere delle azioni semplicissime. L’altro giorno dovevo cercare una tisana, per esempio, e ho dovuto usare l’applicazione di Google che scansiona i testi e li traduce direttamente, per capire se era quella adatta ai reni, all’insonnia o al mal di testa: è stata una scena tragicomica tra le corsie del supermercato. Però chiaramente questo poi si può applicare a molte altre situazioni: mi chiedo sempre come potrei fare in caso di emergenza o di bisogno, non parlando la lingua. Questa è una fonte di stress che nel trasferimento non aiuta di certo. In realtà è forse la prima volta che mi trovo in una situazione di questo tipo. Avendo studiato lingue, me la sono sempre cavata dappertutto, anche posti molto più esotici di Praga! A Bali, per esempio, usare l’inglese era meno problematico rispetto a qui.


Parlando di cose più allegre, sicuramente la città di Praga è gioiellino architettonico. Io ci sono stata tanti anni fa. È stato uno dei primi viaggi che ho fatto con Attilio. Ci era piaciuta tantissimo, anche noi l’avevamo visitata in inverno: freddissima ma ci aveva incantato. Per te qual è il posto più speciale della città?

La mia parte preferita di Praga sono i cafè. Soprattutto in questo periodo dell’anno, mi piace molto l’idea di rifugiarmi in queste caffetterie, alcune in stile Liberty, dove si respira il passato glorioso della città. Una in particolare mi ha catturato il cuore: è una caffetteria piccolina, con un giardino interno. Si trova in un quartiere residenziale non troppo centrale. Si chiama Cukrárna Alchymista perché sostengono che fare un buon caffè abbia qualcosa a che fare con l’alchimia, un mix tra scienza e magia. Ha un arredamento un po’ rétro, con un vecchio pianoforte a muro e le tazze di ceramica spaiate. Dettaglio non trascurabile: fanno delle torte buonissime! Un altro posto che mi piace molto, specialmente per le passeggiate alla mattina se non piove, è la strada a livello dell’acqua che costeggia la Moldava per chilometri. Al sabato mattina fanno un mercato all’aperto molto frequentato, forse un po’ turistico negli ultimi anni, ma sicuramente molto pittoresco (Farmers' Market at Náplavka).


Progetti per quest’anno?

Vorrei tenere aggiornato il mio blog, dove pubblico le mie foto di viaggio. Si chiama Ogni volta che posso perché lo aggiorno ogni volta che posso mollare tutto, o quasi, per brevi o lunghi periodi e partire. Lo uso per tenere traccia delle mie esperienze e per dare un senso alle migliaia di foto che faccio quando sono in viaggio: per condividerle anche all’esterno e non conservarle solamente nel mio computer. Poi vorrei dedicarmi alle cose che di solito non ho tempo di fare. Pratico yoga, ad esempio; ho trovato uno studio qui a Praga dove tengono le lezioni in inglese e ci vado spesso. Mi piacerebbe approfondire la pratica e fare un corso per diventare istruttore di yoga. Un’altra cosa che mi sono prefissata è vedere se c’è spazio nella mia vita per pensare a un eventuale altro lavoro, oltre a quello dell’insegnante. Mi piacerebbe trovare qualcosa da fare nel momento in cui magari per il lavoro di Miro dobbiamo o vogliamo spostarci. Cosa che a me non dispiace! Vorrei trovarmi un lavoro da portare con me durante questi spostamenti. Non è facile. Con un’amica stiamo cercando di collaborare e mettere insieme un po’ delle abilità che ho raccolto negli anni, tra università e lavoro, e vedere se mettendole insieme viene fuori qualcosa di nuovo.


Devo dire che sono molto curiosa di sapere quello che succederà perché ormai ti considero la mia sorella di viaggi!

Tu scherzi ma credo davvero che facendo questa vita sia necessario avere la propria “famiglia di viaggiatori”. È importante confrontarsi sugli obiettivi che si possono realizzare, pur facendo questa vita non proprio comune, come avete fatto tu e Attilio. È importante vedere che c’è un precedente che funziona. Potrebbe sembrare una cosa piccola ma non lo è, perché il confronto con gli altri ti apre un mondo di possibilità e di speranza. È difficile a volte ricordarsi che ci sono tante forme di lavoro, di famiglia, tanti modi per essere felici in posti diversi e in modo diverso, allontanandosi dal percorso segnato. Tu hai un po' aperto la strada, Chiara.


Me la sento dire spesso questa cosa: da un lato mi riempie di gioia, dall’altro mi fa sentire responsabile di aver mandato in giro per il mondo un sacco di gente che poteva stare meglio a casa propria! (LOL)


L’ultimo consiglio che ti chiedo è un consiglio di lettura. Raccontaci un libro che ti piace particolarmente in questo momento.

Ce ne sono parecchi. Un vantaggio di avere tanto tempo a disposizione è che posso leggere molto e anzi, credo che un buon libro sia il migliore compagno di viaggio. Qui a Praga passo tante ore da sola ed è importante riuscire anche a coltivare questi momenti trovando una forma di compagnia alternativa. Mi piacciono molto i libri di viaggio e ne ho letto uno interessante non molto tempo fa: è un libro di racconti e si chiama Controvento. Storie e viaggi che cambiano la vita di Federico Pace. Parla di piccoli e grandi viaggi che in qualche modo hanno cambiato la vita delle persone. Sono storie vere e i protagonisti hanno avuto un ruolo e un peso nella storia dell’umanità: si parla di artisti, intellettuali, architetti, scrittori, sportivi. Fa proprio capire come un viaggio può essere tante cose. C’è il viaggio breve, il viaggio lungo, il viaggio interiore ma alla fine c’è sempre un filo conduttore.


Ultima domanda a trabocchetto: a chi hai mandato l’ultimo messaggio (oltre a me, ovviamente!)?

L’ultimo messaggio l’ho mandato a Miro quando è uscito dal lavoro. Ci siamo scritti per coordinare la cena: evergreen della vita di coppia, insomma. Tra l’altro non ti ho detto che tra le difficoltà a Praga c’è anche la cucina: qui sono dei carnivori sfegatati! Premetto che noi siamo onnivori, ma diciamo che una dieta a base di spezzatini, intingoli vari e gnocchi di pane non è molto sostenibile nel lungo periodo. La questione cibo è ovviamente una questione pressante, da buoni italiani.


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