Humans in motion

Storie di passeggeri in transito

  • Chiara Alberini

Bloccati su un'isola thailandese

La storia di Claudio e Francesca


È mezzogiorno e mezzo di una limpida giornata primaverile, qui a St Andrews. Mi siedo in giardino perchè stiamo ancora lavorando da casa e condividiamo la sala da pranzo come ufficio. Non vorrei disturbare Attilio con la chiamata che sto per fare. Da Claudio sono le 18.30, una delle finestre di tempo in cui c'è la corrente elettrica lì da lui, a Koh Kradan.

È una piccolissima isola della Thailandia, la stagione è finita da un mese, mi racconta Claudio. Ha una bella voce, è un tipo simpatico. Lui e Francesca, la sua ragazza, sono rimasti bloccati sull'isola per un mese e mezzo a causa della pandemia in corso.

Sono partiti da Fiumicino il 21 febbraio, il giorno dopo che a Codogno era stato rilevato il primo caso di Covid19. In Italia, il lockdown e il contagio da coronavirus sembravano ancora un problema tutto cinese. Ci penseranno quelli di Wuhan, si pensava.

Anche il medico aveva consigliato a Claudio di non partire: la Thailandia è troppo vicino alla Cina.

Arrivati in Thailandia la situazione sembra sotto controllo e in tanti, nonostante l’assenza di gravi focolai, usano i dispositivi di sicurezza come le mascherine e il gel igienizzante per le mani. Anche Claudio e Francesca prendono le dovute precauzioni fin dai primi giorni del loro viaggio, per evitare spiacevoli sorprese.

Mentre i giorni passano e la situazione in Italia si aggrava, in Thailandia, più vicino sulla carta geografica all’epicentro della pandemia, i numeri dei contagiati non sono preoccupanti. La sorte con tutta la sua meschina ironia, ha ribaltato la situazione. Mentre i due viaggiatori sono al sicuro in un posto che non avrebbe dovuto esserlo a rigor di logica, a casa, in Italia, tutte le certezze crollano quando il 12 di marzo viene imposto il lockdown in tutto il paese e allo slogan #milanononsiferma, si sostituisce rapidamente l’imperativo #stateacasa e, per mitigare un po’ il registro, un più bonario #andràtuttobene.

Claudio e Francesca arrivano all’ultima tappa del loro viaggio, l’isola di Koh Kradan, dopo giorni dal retrogusto dolceamaro, cercando da un lato di assaporare a pieno l’esperienza, ma con l’orecchio teso verso ciò che stava accadendo in Italia.

La compagnia aerea con cui avevano pianificato il volo di rientro, la Thai Airways, inizia a mandare comunicazioni generiche sull’emergenza Covid19 ma è impossibile prendere la linea con il call center per richiedere più informazioni. Non è facile comprendere ciò che sta succedendo.

Il volo viene infine cancellato ma la coppia riesce a farsi spostare su un altro volo il 20 aprile, senza costi aggiuntivi. È a più di un mese di distanza dalla data prevista per il rientro ma prendono la notizia con relativa serenità. È andata così e bisogna fare la proverbiale limonata con i limoni che la Thai Airways gli ha dato.

Claudio e Francesca riescono ad accordarsi con Gianni, il proprietario italiano del resort Paradise Lost, che gentilmente acconsente ad ospitarli. Sull’isola non ci sono altri servizi. Non c’è una farmacia, un ospedale, un supermercato. Ad un certo punto restano solamente loro due, altri due giovani blogger italiani e lo staff: in tutto forse una ventina di persone.

Mentre da internet arrivano le immagini dei flash mob sui balconi in cui s’intona l’Inno di Mameli e si spiegano i tricolori, mentre i casi di contagio aumentano e si inizia a comprendere, quasi come risvegliandosi da un sonno incantato, la gravità della malattia, Claudio e Francesca si trovano inaspettatamente isolati dal mondo, nel posto migliore in cui potrebbero essere: lontani dal virus.

In sottofondo restano comunque preoccupazioni non secondarie: bisogna fare gli incartamenti per il prolungamento del visto, l’assicurazione sanitaria che non copre le cure in caso di Covid19, la salute delle persone care a casa. In ogni caso restare sull’isola sembra la soluzione più intelligente anche quando l’Ambasciata Italiana li contatta, consigliandogli di recarsi nella capitale a prendere uno degli ultimi voli, però senza nessuna certezza di riuscirci e rischiando di restare bloccati a Bangkok.

Nel frattempo le notizie che arrivano dalla Thai Airways non sono confortanti: la compagnia ha avuto bisogno di sostanziosi aiuti da parte dello stato e, ad ora, non c’è nessun volo programmato nel futuro prossimo. L’unica compagnia affidabile e con prezzi abbordabili sembra essere Lufthansa, con la quale Claudio e Francesca faranno probabilmente ritorno non appena possibile.

Le reazioni, in questo tipo di situazione avrebbero potuto essere molteplici; farsi prendere dal panico dipingendo mentalmente scenari catastrofici sarebbe stata la strada che molti avrebbero imboccato, compresa la sottoscritta. La capacità di vivere nel qui ed ora non fa parte del nostro bagaglio comportamentale. La via più sicura è sempre quella della pianificazione ossessiva, mentre in un periodo del genere la capacità di essere presenti nel momento, senza fare troppi piani, sarebbe la vera salvezza.

Claudio e Francesca hanno cercato di prendere il meglio da questa situazione, che nonostante tutto, si è rivelata essere una serie di sfortunati eventi, ricamati però da qualche fortunata congiuntura astrale. In questo mese e mezzo si sono adeguati al ritmo della natura. Addormentandosi poco dopo il tramonto e svegliandosi alle prime luci del sole. Hanno potuto godere di qualche alba in riva al mare. Claudio ha iniziato a fare esercizio fisico più regolarmente e ha ripreso in mano la sua passione: la musica. Suona la chitarra e fin da piccolo si è divertito a scrivere canzoni. Durante il periodo a Koh Kradan ne ha scritte sette, che forse, una volta a casa, andranno a nutrire un progetto più articolato, chissà.

Gli chiedo se questa esperienza cambierà qualcosa nella sua vita. Lui mi risponde che non ama fare previsioni per il futuro, ma dice una frase in cui ho rivisto un po’ del mio vissuto degli ultimi mesi: alcune cose che sarebbero state solo possibili in un periodo normale, sono diventate reali nell’eccezionalità di questo momento. Chi di noi non ha scoperto qualcosa di se stesso? Chi non ha stravolto la sua quotidianità in una maniera che credeva impossibile? Chi non è uscito dalla sua zona di comfort? Penso che il nostro stile di vita non sia imposto dall'alto, è invece composto da una serie di scelte personali. Se certe cose sono state possibili almeno una volta, ce ne ricorderemo in futuro e la consapevolezza di ciò che possiamo realmente fare condizionerà sicuramente le nostre prossime scelte. Con tutta probabilità le condizionerà in meglio.

#Thailandia #KohKradan #humansinmotion




 

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