Humans in motion

Storie di passeggeri in transito

  • Chiara Alberini

Andare a trovare i figli all’estero

Updated: May 10

Una generazione di millennials espatriati ha creato una generazione di genitori che devono prendere aerei e passare frontiere per andarli a trovare. Nei miei viaggi ne ho conosciuti tanti di genitori-viaggiatori, e anche alcuni nonni-viaggiatori. Proprio l’altro giorno, mentre facevo la mia solita passeggiata verso il centro di St Andrews, ho conosciuto una simpatica signora francese che accompagnava la nipotina treenne al giardino botanico. Abbiamo fatto un pezzo di strada insieme ed è venuto fuori che la grand-mère era una geologa in pensione che ha lavorato in tutto il mondo ed ora era in visita in Scozia dalla figlia, ricercatrice di agronomia presso l’università. Quante ne ho sentite di queste storie! Alcuni genitori sono abituati ai lunghi viaggi in aereo, magari grazie al loro lavoro, mentre altri sono alle prime armi e, alla soglia dei sessanta, si trovano catapultati in universi paralleli dove non avrebbero mai pensato di mettere piede.

Mia madre ha preso il primo aereo a sessant’anni per venirmi a trovare a Madrid nel 2016. Quando è arrivata in città mi ha detto: “L’ho fatto solo per te!”. La mia cara mamma non è mai stata una grande viaggiatrice, tant’è che fino a pochi anni fa veniva presa da attacchi di emicrania solo per percorrere il canonico viaggio estivo verso la villeggiatura sulla Riviera Romagnola. Il fatto che abbia affrontato un viaggio in aereo di più di due ore è stato un bellissimo regalo e un’incredibile sorpresa. Quanto al mio DNA… beh, posso dire che ho sicuramente preso da mio padre che, al contrario, salterebbe su un aereo anche adesso se glielo proponessi!

Conosco storie di genitori che hanno dormito su materassi gonfiabili in un monolocale di Uppsala, mamme che hanno studiato il tedesco per prendere un treno e andare a trovare la figlia a Berlino, neo-nonni che hanno guidato ininterrottamente da Verona a Parigi per essere presenti alla nascita della nipotina.

Benchè siano tutte storie molto divertenti e romantiche, non manco mai di pensare che, se non fosse per me, probabilmente i miei avrebbero preferito fare una vacanza in Val Pusteria e così tutti gli altri genitori costretti a viaggiare dalla prole espatriata. Ma del resto, non è anche un’incredibile opportunità poter andare a trovare qualcuno in un posto nuovo e sconosciuto?

Dopo la prima esperienza spagnola, durata solo alcuni giorni, l’anno scorso ho portato i miei ad Atene per una settimana e quest’anno sono venuti a trovarmi in Scozia. Sono stati tutti viaggi bellissimi e da ognuno abbiamo portato a casa un po’ di esperienza in più.

Ho raccolto di seguito qualche consiglio che potrebbe venire utile a tutti i genitori in partenza e, in generale, a tutti i viaggiatori alle prime armi.

1. Come prima cosa, non fatevi prendere dal panico: nonostante non sappiate la lingua, prendere un aereo è molto facile e sulla strada troverete sempre qualcuno disposto ad aiutarvi.

2. Leggete bene quello che c’è scritto sul biglietto riguardo ai bagagli: ogni compagnia ha regole diverse e queste regole cambiano spesso, perciò è sempre meglio consultare il sito internet a ridosso della partenza.

3. Controllate in tempo utile le date di scadenze dei documenti e accertatevi che la vostra carta d’identità sia valida per l’espatrio.

4. In molte grandi città i borseggiatori sono all’ordine del giorno perciò è meglio lasciare i documenti in hotel o in appartamento, non portateli con voi. In caso di furto o smarrimento bisogna farsi rilasciare un documento provvisorio dal consolato e non è esattamente una passeggiata (a noi è successo!). Ricordate: potete tornare a casa senza telefono, senza soldi e senza valigia, ma non senza i documenti.

5. Per l’ultimo viaggio in Scozia, mio padre si è procurato un portadocumenti da portare al collo, sotto i vestiti. Non sarà molto alla moda, ma è sicuramente un sistema sicuro per conservare le cose importanti.

6. Non affidatevi ad un solo bancomat. Portate con voi almeno due carte, nel caso una non funzioni o non venga accettata. Meglio comunque sempre viaggiare con la carta di credito, se ne possedete una.

7. Se rientra nel vostro budget, cercate di alloggiare in un bed and breakfast o in un hotel vicino alla casa del vostro pargolo: benchè abbiate vissuto insieme per vent’anni, la convivenza in spazi ristretti per lunghi periodi può diventare stressante per entrambe le parti. La necessità della privacy di ognuno, specialmente tra noi popoli mediterranei, è molto sottovalutata. Per esigenze di spazio, con i miei genitori abbiamo sempre fatto così ed è sempre stata una buona soluzione.

8. Non abbiate preconcetti sul cibo, potreste restare sorpresi ed imparare qualche nuova ricetta da rifare a casa. Se proprio non potete sopravvivere senza il caffè, infilate una piccola moka in valigia.

9. Cercate di non fare commenti ad alta voce perchè “tanto nessuno vi capisce”. Anche ai confini del mondo c’è sempre qualche italiano e... certe parole sono universali.

In generale, siate sempre aperti al nuovo e al diverso. Il fatto di avere figli all’estero non è una cosa negativa: con i mezzi moderni ci si può vedere, sentire e viaggiare ogni volta che è necessario. Le persone possono essere nella stessa casa e lontane anni luce, oppure possono essere distanti migliaia di chilometri ma vicine con lo spirito: non è una questione di geografia. Mentre all’inizio dei miei viaggi mi sentivo molto in colpa nei confronti della mia famiglia e degli amici, ora sono felice di poter passare con loro del tempo di qualità, non intaccato dalla ruggine della routine o dalla pesantezza degli obblighi quotidiani. È una fortuna che non molti hanno. Bisogna sfruttare le opportunità che ci vengono offerte, che non sono mai quelle che ci siamo immaginati, ma non per questo sono meno interessanti o positive. Se la vita vi ha dato i limoni, fate la limonata!

#humansinmotion





 

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