Chiara Alberini

Weekend a Parigi: il quartiere di Menilmontant e dintorni

Vita di quartiere a Menilmontant

A Parigi, il quartiere a cui sono più affezionata è Menilmontant. Devo la sua scoperta agli amici Alice e Marcello che qui hanno vissuto per un po’. Nelle ultime visite a Parigi abbiamo infatti affittato appartamenti con airbnb in questa zona, che pur essendo fuori dal classico centro turistico è comoda alla metro. Animato da un vivace via vai di gente, biciclette ed auto, Menilmontant ha l’anima di un autentico quartiere in una città viva. Lontano dagli eleganti palazzi degli arrondissements a cifra singola e dalle luci della Tour Eiffel, offre un piccolo spaccato di autentica vita parigina, ristoranti a buon prezzo e un’allegra vita notturna. Si sviluppa attorno a Rue de Menilmontant, che come suggerisce il nome, s’inerpica in salita per circa un chilometro e dalla sua sommità offre una meravigliosa vista di Parigi in cui si scorge la struttura plastica del Centre Pompidou ed ancora più lontano la cupola dorata di Invalides. Per raggiungere Rue de Menilmontant dal basso si prende la metro 2 e si scende a Menilmontant, mentre per risparmiare la salita alle gambe già affaticate si può prendere la 11 e scendere a Pyrenees e da lì si cammina qualche minuto attraversando un paio di vicoli decisamente graziosi dove si possono trovare cafè, supermercati, boulangerie e qualche bottega artigianale: perfetto per fare un’ultima spesa prima di rientrare dopo una lunga giornata ai musei.

Vetrina di un enoteca a Oberkampf

Vetrina di un enoteca a Oberkampf

L’incredibile spettacolo della vita

Menilmontant è il posto perfetto dove sedersi nella terrazza di un cafè ed osservare il via vai della strada. Persone che camminano frettolose in salita, l’incessante carosello degli autobus, biciclette che si fiondano giù per la discesa, qualche battibecco a voce un po’ troppo alta, ragazzini che escono da scuola, vecchi signori con il bastone in una mano e la borsa della spesa nell’altra che faticosamente se ne ritornano a casa. Il quartiere è una vera e propria enciclopedia della diversità: con un solo colpo d’occhio si possono catturare tutte le età, le etnie, le professioni. La più bella attività che si può fare a Parigi è perdere tempo osservando la strada come uno spettatore esterno, oppure partecipando allo scorrere della giornata, passeggiando per i marciapiedi affollati. Se vi dovessi dare un consiglio per visitare Parigi vi direi: la prima volta prendetevi una settimana, andate all’Louvre, al Musee d’Orsay, a Notre-Dame, agli Champs-Élysées e alla Tour Eiffel, togliete di mezzo tutti gli “obblighi culturali”.  La seconda volta, non entrate in un singolo museo ma gironzolate perdendo tempo. Vi assicuro che non c’è niente di più parigino di questo!

C’est Nous Les Gars De Ménilmontant

C’est Nous Les Gars De Ménilmontant – Jerome Mesnager, 1995

Dove mangiare a Menilmontant

Camminando per la salita di Menilmontant si vede il gigantesco murales dell’artista Jerome Mesnager che recita “C’est nous le gars d’Menilmontant”. Quanto mi piacerebbe essere una ragazza di Menilmontant, mi dico ogni volta con un sospiro trasognato! Comunque torniamo alla realtà: cosa fare e dove andare in una giornata a Menilmontant? Per un caffè, un boccone, o un aperitivo il Cafè La Laverie è il posto perfetto: ha una bella terrazza con i tavolini colorati, qualche sedia a sdraio, piatti veloci e buoni, un’ottima prospettiva sul via vai della strada. Se volete mangiare invece qualcosa di più sostanzioso, proprio dall’altra parte della strada c’è L’Entrepot’s: una classica brasserie con piatti tipici francesi, una buona scelta di birre e ottimi dessert. In zona si possono trovare tanti ristoranti etnici di qualità. A Parigi vale la pena assaggiare la cucina vietnamita che in Italia è ancora praticamente sconosciuta ma, a mio parere, è deliziosa. Proprio su Rue de Menilmontant potete provare il ristorante Co My Cantine. Una cosa importante da tenere a mente è che molti ristoranti, soprattutto a pranzo, offrono il sistema della formule, ossia antipasto e piatto principale oppure piatto principale e dessert ad un prezzo fisso (i prezzi dei pranzi con la formule si aggirano intorno ai 13-14 euro). Ordinare la formule ha il doppio vantaggio di risparmiare e di mangiare piatti sempre freschi.

Parc de Belleville

Parc de Belleville al tramonto

Picnic al tramonto al Parc de Belleville

Se il tempo lo permette fermatevi al supermercato e prendete una baguette, qualche formaggio, una bottiglia di vino e godetevi un picnic al Parc de Belleville, a soli 5 minuti a piedi da Rue de Menilmontant. Il parco è situato in cima alla collina di Belleville ed offre una delle più belle viste di Parigi. Il Parc de Belleville è il posto perfetto dove godersi un lungo tramonto parigino, sorseggiando un buon bicchiere di Côtes du Rhône rosato comprato al supermercato, osservando la Tour Eiffel: a mio parere il perfetto inizio per una serata romantica, meglio di una costosa cena fuori. Mi raccomando: ricordatevi il cavatappi!

Una tomba a Pere-Lachaise

Una tomba a Pere-Lachaise

A Pere-Lachaise come in un romanzo gotico

Se la giornata è nuvolosa e il cielo è plumbeo, le condizioni sono ideali per fare una visita al Pere-Lachaise, ad un quarto d’ora a piedi da Rue de Menilmontant. Si tratta del più grande cimitero di Parigi e forse uno dei più famosi al mondo per dimensioni e per numero di personaggi illustri che vi sono sepolti. Non dimenticate di scaricare la mappa di Pere-Lachaise online (la potete trovare a questo sito), oppure di acquistarla sul posto prima di entrare perché il cimitero è molto grande e si rischia di perdersi. Nonostante la grande quantità di turisti che passano per questo luogo ogni giorno, non è raro trovarsi da soli in uno dei sentieri del parco, contornato da monumenti funebri grigi, alcuni in stato di abbandono, tombe sormontate dalle sculture più strane, folti alberi centenari e corvi che gracchiano tutt’attorno. Vi sentirete come i protagonisti di uno dei racconti di Lovecraft, mentre camminando riflettete sulla brevità della vita avvertendo un piccolo brivido. L’ultima volta che ho visitato Pere-Lachaise ho notato la tomba di un certo Signor Dupin in cui era segnata solo la data di nascita: probabilmente si trattava di qualcuno ancora vivo che si era già assicurato, come dire, un posto in prima fila. La pianificazione prima di tutto! Se siete appassionati dell’occulto potete partecipare a qualche visita guidata a tema, ad esempio quelle organizzate dal famoso vampirologo Jacques Sirgent (prego astenersi scettici e uomini di scienza).

Vista di Parigi da Pyrenees

Vista di Parigi da Pyrenees

Due luoghi per appassionati di Edith Piaf

A Pere-Lachaise riposa anche Edith Piaf, la cantante simbolo di Parigi. Insieme alla celebre chanteuse sono sepolti anche il padre, la figlia ed il marito e attorno a questa tomba di famiglia sosta sempre un gruppetto di turisti dall’aria affranta. Se siete degli appassionati di musica francese potete completare il giro andando fino al 72 di Rue de Belleville (una mezz’ora a piedi da Pere-Lachaise) a vedere la casa dov’è nata nel 1915. La prima volta che sono stata a Parigi ho dormito nel palazzo di fianco ed ogni mattina, passando davanti a quella targa, mi emozionavo un pochino. Se non l’avete ancora visto, vi consiglio di guardare il film biografico La vie en rose prima di partire (preparate i fazzoletti). Dalla casa di Edith Piaf risalite qualche metro a piedi, fino all’ingresso della metro Pyrenee, voltatevi e guardate in basso. Da qui si vede la lunghissima Rue de Belleville che scende a perdifiato ed incornicia perfettamente la Tour Eiffel.

 

La Giordania del Nord

L’importanza dell’acqua e un tè insieme al re

Se cominci a leggere da qui torna indietro all’articolo precedente per conoscere il prequel.

Saliamo sull’autobus obsoleto e ovviamente l’aria condizionata è in modalità “scogliera nell’Irlanda del Nord a gennaio”. Se viaggiate in Israele e Giordania non dimenticate di portare sempre con voi una sciarpa o un golfino. Può sembrare un assurdità ma io ho preso diversi mal di gola estivi a causa del forte sbalzo di temperatura tra l’esterno e l’interno. Giordani, israeliani, palestinesi, sono tutti accomunati dalla grande passione per l’hummus e l’aria condizionata. I peggiori in classifica sono gli autisti di autobus e i tassisti, ma su questo bisognerebbe scrivere un intero post.

Moto in Giordania

Una moto sul ciglio della strada

Emad (la nostra guida) prende il microfono e parte come di prassi dalla geografia dei confini: “In Giordania siamo in buona compagnia, i nostri vicini di casa sono Siria, Iraq, Arabia Saudita, Israele”. Direi che dopo questa premessa, il premio simpatia al momento va ad Israele contro ogni pronostico. Continua spiegandoci sinteticamente ma esaustivamente come funziona lo stato. Il re è molto amato dalla gente, la maggior parte della popolazione ha impieghi pubblici (militari, insegnanti e impiegati), è uno dei posti al mondo che soffre maggiormente per la carenza di acqua, tra tutti gli stati del Medioriente è il più stabile e sì, i loro confini al momento devono essere ben sorvegliati. Quello che vediamo fuori dai finestrini è un paesaggio simile a quello di che si può osservare nelle zone vicino a Ramallah: deserto con vegetazione a basso fusto. Per chi non sia pratico di città palestinesi, è un paesaggio simile a quello del Salento ma con le colline.

Giordania settentrionale

Vista sulle colline nella Giordania settentrionale

Le abitazioni sono basse, bianche, le strade sono bordate di lattine e bottiglie di plastica come un po’ dappertutto in questa parte di mondo. Vediamo qualche bambino che gioca, qualche moto che da noi sarebbe considerata vintage, un vecchio che sta seduto all’ombra con il classico copricapo arabo, la kefiah, che gli ricade sulle spalle. Ci fermiamo per prendere dell’acqua. Non ho mai bevuto così tanto come durante questo viaggio e per la prima volta ho capito fino in fondo cosa volesse dire viaggiare in Medioriente anche solo cento anni fa: un piccolo errore di valutazione nel preparare le provviste per il viaggio poteva essere fatale.

Pane a Jerash

Un uomo fa il pane all’ingresso si un ristorante di Jerash

Passiamo di fianco alle rovine della città di Pella, di cui leggevo nel libro di storia delle superiori. L’entusiasmo di Attilio (mio marito), storico di lavoro e anche nel tempo libero, è incontenibile. Poco più avanti la guida ci indica la villa di  Abd Allāh II, il re di Giordania che è anche il suo vicino di casa. Ci troviamo nella zona settentrionale della Giordania, collinare e verde. Emad ci invita a casa sua per una pausa. Possiede una edificio grande, circondato da un giardino dove ci sono alcune tende in stile beduino dove ospita i turisti: questa è la sua seconda attività dopo quella di guida. Ci invita al piano di sopra, qualcuno ha preparato una grande teiera con tè alla menta caldo e zuccherato. Lo versiamo a turno in bicchieri di vetro piccoli e stretti, che non disperdono il calore. Attorno a noi una grande terrazza arredata con cuscini rivestiti della tipica stoffa rossa, bianca e nera che si trova in tutto il mondo arabo. Ci rinfranchiamo corpo e spirito con il tè, osservando dall’alto la villa di Abd Allāh II, immersa nella vegetazione bassa e scura e tra me e me penso, “comincia a piacermi questa Giordania”. Prima di ripartire vado diligentemente al bagno e con mia grande sorpresa faccio una delle scoperte più interessanti del viaggio: quasi ovunque in Giordania non si tira lo sciacquone ma si butta la carta in un cestino. Per quanto possa essere scioccante per un italiano, abituato a tutti i comfort quando si parla di bagno, per la prima volta ho fatto i conti con il tema dell’acqua, bene prezioso che noi diamo talmente per scontato da buttarlo letteralmente anche nella tazza del water.

 

Come andare in Giordania da Israele

Andare in Giordania con un tour organizzato

In settembre ho deciso di festeggiare il mio trentunesimo compleanno prendendo una settimana di vacanza per visitare la Giordania. Per tutta l’estate ho continuato a lamentarmi dei troppi viaggi che facciamo per lavoro e sognavo una vacanza a casa, di quelle in cui prendi effettivamente dei giorni di pausa dal lavoro ma non vai da nessuna parte e passi il tempo bighellonando in giro e annaffiando i fiori sul balcone. All’ultimo momento il marito mi ha convinto con un’elaborata argomentazione a partire di nuovo: “Con tutto quello che sta succedendo in Medioriente è meglio sbrigarsi a visitare la Giordania…”. Così abbiamo passato la notte all’Abraham Hostel di Gerusalemme e all’alba siamo partiti in autobus alla volta di Jerash. Il tuor era organizzato dall’ostello. Se cercate un modo per visitare la Giordania senza affittare una macchina ma mantenendo comunque un certo livello di “avventura” sul sito di Abraham Tours troverete tante proposte interessanti (purché sappiate l’inglese). Non sono stata pagata per fare pubblicità: questa è una raccomandazione sincera!

Salotto arabo a Nabi Musa

Salotto arabo a Nabi Musa nel deserto della Giudea, Israele

So che avevo detto che non avrei mai più partecipato ad un viaggio organizzato (leggi qui cos’è successo) ma effettivamente è il modo più pratico per visitare la Giordania perché ti evita di affittare un’auto e guidare in mezzo ad un deserto che, giusto per farsi un’idea, è lo stesso in cui cavalcava Lawrence di Arabia. Senza contare la segnaletica in arabo che potrebbe essere un pretesto per i classici litigi di coppia durante la guida.

L’incognita che può determinare il successo o il fallimento di un tour organizzato sono i compagni di viaggio: a parità di luoghi visitati, se gli altri sono simpatici il viaggio sarà un’avventura indimenticabile, se sono antipatici sarà un incubo senza fine. L’esito dell’esperienza si può indovinare fin dai primi momenti: in questo caso appena abbiamo messo piede sull’autobus ci siamo resi conto che le prime quattro file, a destra e a sinistra, erano occupate da una comitiva di cino-australiani con le loro macchine fotografiche probabilmente progettate dalla NASA durante la Guerra Fredda. Il viaggiatore con la mania della fotografia, quello che non fotografa per senso artistico ma per documentare ogni secondo, è il peggiore compagno di viaggio perchè dovrà fermare il tour un milione di volte (“ehi un camello!”, “ehi un altro cammello!”) , sarà sempre presente in ognuna delle tue 10 foto-ricordo mentre si fa dei selfie con il suo imbarazzante selfie-stick e quando sarà il momento di ripartire sarà introvabile, causando disagi a tutta la comitiva e un esaurimento nervoso alla guida. I nostri compagni cino-australiani avevano tutta l’aria di appartenere a questa categoria. Per non sbagliarci, noi ci siamo seduti nelle file dietro per non mischiarci e così potevamo fare casino senza che i prof se ne accorgessero.

Treno Lawrence d'Arabia

Io sul treno usato per le riprese di Lawrence d’Arabia nel Wadi Rum in Giordania

Della prima parte del viaggio non ricordo molto perché eravamo partiti alle 6 di mattina che per me rappresenta normalmente la fase REM del sonno. Il deserto di Giudea scorreva dal finestrino, tutto beige e un po’ ripetitivo e ho perso conoscenza. Ad un sobbalzo dell’autobus ho timidamente riaperto gli occhi e ho constatato due fatti: tutti dormivano a bocca aperta come i pesci di plastica con la calamita di quel gioco e non eravamo ancora arrivati al confine. Poi ho perso conoscenza di nuovo.

Deserto nel Wadi Rum

Deserto nel Wadi Rum in Giordania

Sarebbero potuti passare dieci minuti o tre ore, mi sono risvegliata in un parcheggio simile a quello di un autogrill, ma non era un autogrill, era il confine israeliano. Siamo scesi, il sole bruciante era già alto nel cielo e nessuno di noi aveva la dose di melanina opportuna per esporsi a questi raggi mortali. Dopo un attimo di spaesamento ci siamo diretti verso l’unico edificio. L’autista ci ha detto: “Io vi saluto qui, troverete l’altro bus al di là del confine. Dovete pagare la tassa di uscita e farvi controllare il passaporto. Mi raccomando, state uniti“. E su quell’ultima battuta il gruppo dei cino-australiani aveva già passato il primo stadio di controlli ed era già alla fase passaporti fregandosene altamente della raccomandazione e soprattutto del resto del gruppo.

Cittadella di Amman

Cittadella di Amman con bandiera Giordana

Sbrigate le formalità burocratiche, abbiamo lasciato Israele, percorso a piedi un breve tratto di strada recintata e ci siamo ritrovati in un altro parcheggio speculare a quello di prima dove ci aspettava un autobus probabilmente risalente alla guerra dei sei giorni e a fianco un bel giordano in Rayban che ci ha detto: “Mi chiamo Emad, sono la vostra guida, datemi i passaporti e 10 dollari a testa”. Leggendo lo sgomento negli occhi dei miei compagni di viaggio, nella mia mente mi figuravo già i titoli del GR2 (“Gruppo di turisti sequestrati in Giordania. La Farnesina conferma che…”). Comunque abbiamo fatto quello che ci diceva e così è iniziato il nostro viaggio in Giordania. Spoiler alert: alla fine non ci hanno rapiti.

Vivere a Tel Aviv: una città tra l’Europa e il Medioriente

Vivere a Tel Aviv

Un castello di sabbia sulla spiaggia di Tel Aviv.

“Entra in Marina e vedi il mondo” diceva un vecchio spot dell’esercito americano. Ora, nel 2015 sarebbe più appropriato dire “sposa un ricercatore e vedi il mondo”, che poi è quello che è successo a me. Quello del ricercatore universitario è un lavoro di viaggio perché la circolazione delle idee non passa solo attraverso le pagine dei libri o degli articoli accademici, avviene anche attraverso il viaggio fisico e lo scambio diretto con le persone. Così, fin dall’inizio della sua carriera come dottorando, Attilio (mio marito) ha sempre viaggiato, prima nei Paesi Baschi e in Francia, poi come ricercatore in Israele. Io lo seguivo non appena avevo qualche giorno di ferie, i giorni sono diventati settimane e alla fine, come si suol dire, ho mollato tutto e l’ho raggiunto definitivamente. Niente più corse all’aeroporto il venerdì, niente più tristi viaggi di ritorno in Italia. Ora sono ufficialmente il suo “bagaglio a bordo” (e specifico: in senso ironico). Continua a leggere su www.viaggiatore.com.

Abu Ghosh: un monastero cristiano tra le moschee

Chiesa della Resurrezione di Abu Gosh

L’ingresso alla Chiesa della Resurrezione di Abu Ghosh

Abu Ghosh è una piccola città araba ad una decina di chilometri da Gerusalemme. Si trova tra le colline che fanno da contorno alla Highway che porta da Tel Aviv alla Città Santa, calcando l’antico percorso della via dei pellegrini che un tempo arrivavano dall’Europa in nave e approdavano nel porto di Jaffa. Abu Ghosh prende il nome da un’importante famiglia nella Palestina del Sedicesimo secolo che aveva ottenuto tramite decreto del Sultano, il diritto a riscuotere un pedaggio da tutti i pellegrini e i visitatori diretti in città. Ma la storia che vi voglio raccontare comincia molto prima, ai tempi delle Crociate, quando anche i monaci indossavano l’armatura ed andavano a combattere i musulmani per conquistare Gerusalemme. In quest’epoca, infatti, nonostante fosse proibito ai religiosi di combattere, l’urgenza di mettere le mani sulla Terra Santa, vestendo la conquista con una ragione religiosa, cominciarono a formarsi i primi ordini religiosi cavallereschi, composti da quelli che erano chiamati i “milites Christi”, i soldati di Cristo. Proprio uno di questi ordini, tra i più importanti, quello dei Cavalieri Ospitalieri (qui il sito con un po’ si storia) ha posto le basi dell’affascinante Monastero Benedettino di Abu Ghosh: un monastero cristiano tra le moschee. Continua a leggere su www.viaggiatore.com.

Chiara’s day off: un venerdì a Tel Aviv

Sud Tel Aviv, lungomare

Cosa fare durante lo shabbat a Tel Aviv? Da quando sono in Israele il fine settimana anticipato di un giorno mi ha sempre dato da fare. In Italia si lavora di venerdì e così dovrei fare io. Ho tentato per qualche settimana di ritagliarmi un giorno di riposo “più europeo” ma non è la stessa cosa. L’energia del venerdì in Israele è unica, perciò mi sono adeguata ai tempi di qui e per le urgenze lavorative c’è sempre lo smartphone (a cosa dovrebbe servire altrimenti la tecnologia?). Cosa faccio nei miei venerdì telaviviani? Da buona abitudinaria, sempre le stesse cose!

Se avete tempo potete continuare a leggere, se avete fretta in fondo c’è il riassunto!

Lo shabbat a Tel Aviv

Per passare un venerdì di qualità bisogna prendere le misure con gli orari dello Shabbat: dopo le 16 in inverno, le 17 in estate i negozi chiudono, non c’è trasporto pubblico e le strade restano quasi deserte per 24 ore. Come tutte le festività ebraiche, anche lo shabbat inizia al tramonto e finisce al tramonto del giorno successivo. Mentre a Gerusalemme, al suono della sirena che annuncia lo shabbat chiude tutto, ma proprio tutto e per strada si vedono solo religiosi che vanno in sinagoga o a pregare al Muro Occidentale, a Tel Aviv la situazione è un po’ diversa, la definirei più laica. Restano aperti i supermercati 24/7, molti ristoranti specialmente nella parte sud, i club e i bar sulla spiaggia. Non si trovano autobus ma ci sono taxi, sherut (taxi collettivi) e le bici del bike sharing. L’assenza dei mezzi e le poche auto rendono la città il paradiso del pedone e del ciclista.

Sened Steet Art Tel Aviv Sud

Disegno di Sened, Street Art in King George St. Tel Aviv

Mattino di shopping a Tel Aviv (vero o virtuale)

Avendo a disposizione mezza giornata in cui sono aperti i negozi e gli autobus circolano, una delle cose che mi piace di più è andare a fare shopping (o shopping virtuale se la liquidità scarseggia), passeggiando nella zona dello Shuk HaCarmel. Oltre al tradizionale mercato di cui vi ho parlato qui, al venerdì nelle strade limitrofe c’è anche un grazioso mercatino dell’artigianato con bancarelle di artisti che vendono le loro opere: dalle ceramiche, alla seta dipinta, ai saponi artigianali (Nachlat Binyamin Street, 10:00-16:30, qui il sito). Per l’abbigliamento invece l’ideale è Sheinkin Street, dove si concentrano alcuni dei negozi e degli atelier più originali di Tel Aviv. Qui si trovano zainetti hipster, cerchietti con i fiori in stile Frida Kahlo, abiti leggeri, vestiti da sera, caramelle vendute come in una farmacia e distese di flip flop in tutte le fantasie. L’infradito Hawaianas è la calzatura ufficiale di Tel Aviv da aprile ad ottobre ma alcuni coraggiosi (solamente israeliani) la sfoggiano anche nei mesi invernali.

Persone ad HaMinzar Tel Aviv

Attilio e un amico seduti nella terrazza di HaMinzar, Allenby St. Tel Aviv

Pranzo con vista a Tel Aviv

Se siete lettrici femminili capirete bene quello che vi sto per dire: non si può portare un marito (o un fidanzato) in giro per una mattina di shopping senza fargli intravedere un premio finale. Per questo, dopo un’ispezione accurata di vetrine e banchetti, non c’è niente di meglio che portare il proprio paziente consorte a gustare un pranzo all’aria aperta. Proprio di fianco allo Shuk c’è uno dei miei bar preferiti di Tel Aviv. Non è certo un locale di lusso, ma sicuramente HaMinzar è un’istituzione. Hanno un menu con una decina di buoni piatti tra insalate, sandwich e pasta e una buona selezione di birre a prezzi moderati. HaMinzar è all’indirizzo Allenby Street 60 ma non esattamente sulla strada, si trova in un vicolo pedonale interno, dietro ad uno dei chioschi arancioni della lotteria. La nostra passione è sederci a uno dei tavolini di legno fuori, ordinare un sandwich e una Goldstar (una famosa birra israeliana) e osservare il flusso di umanità che scorre lì davanti. HaMinzar è frequentato da una clientela di ragazzi tra i venti e i trent’anni, ma anche da qualche personaggio storico del quartiere yemenita. Il mio preferito è un signore sulla sessantina che si veste completamente di azzurro, dal cappello alla punta delle scarpe. Lo troviamo spesso che gironzola tra i tavolini e scherza con tutti: in queste situazioni rimpiango di non parlare l’ebraico.

Ragazza seduta HaMinzar Tel Aviv

Una ragazza seduta davanti ad HaMinzar, Allenby St. tel Aviv

La migliore spiaggia di Tel Aviv

Dopo la sosta ad HaMinzar mi piace camminare per le strade che cominciano a svuotarsi, mentre si diffonde nella città una particolare aria festiva, tipica del venerdì. Gli haredim (ebrei ortodossi) raccolgono dai banchetti i loro volantini e i filatteri, astucci cubici fissati ad una cinghia che i fedeli si legano alla fronte e al braccio per pregare. Di venerdì si trovano molte di queste postazioni in giro per la città, dove giovani religiosi fermano i passanti per invitarli a qualche minuto di preghiera indossando questi strani paramenti. Le saracinesche si chiudono e i ritardatari si affrettano a fare gli ultimi acquisti per la cena di shabbat. La quiete che inonda le strade è il segnale anche per noi che la settimana è finita e ci si può concedere qualche ora di ozio con un buon libro da leggere sulla spiaggia, se il clima lo permette. Il più grande vantaggio di vivere a Tel Aviv è infatti la vicinanza del mare. Solamente la vista di questa distesa di acqua blu in moto è una medicina per lo spirito. La migliore spiaggia di Tel Aviv è quella che si trova sotto l’Hotel Hilton, dove c’è un piccolo molo con le panchine e i cani possono correre liberamente e fare il bagno. Da amante degli animali, per me non c’è nulla di più divertente di vedere un cane che fa il bagno e poi, incurante delle urla del padrone, rotolarsi nella sabbia felice.

Hilton beach Tel Aviv

Tramonto a Hilton Beach, Tel Aviv

Serata a Neve Tzedek

Dopo quasi un anno qui, posso finalmente contare un buon numero di amici. Tra di loro ci sono due gemelle americane, una grafica israeliana, un attore francese, una scienziata tedesca. Non è l’inizio di una barzelletta, questo è il gruppo variopinto con cui amiamo passare il tempo davanti ad una bottiglia di vino, raccontandoci le rispettive storie di vita. Nonostante tutte le nostre peripezie, la vicenda mia e di Attilio è sempre la meno interessante e avventurosa, in confronto ai nostri amici siamo un po’ noiosi! Il posto dove amo passare queste serate è il quartiere di Neve Tzedek, nella zona a sud tra Tel Aviv e Jaffa. Fino a dieci anni fa era una zona in degrado, ora è popolata di artisti e ricchi bohemien che abitano in case bianche e basse, simili a quelle che si trovano sulle isole greche. Neve Tzedek è un quartiere silenzioso e poco frequentato, costellato di piccoli atelier di artigiani, enoteche a lume di candela e gallerie d’arte. Il mio ristorante preferito è Suzana (Shabazi Street 9), una romantica terrazza dove servono piatti della cucina tipica israeliana con deliziosi antipasti fritti e piatti unici di pesce o carne. La mia combinazione preferita è una piccola porzione di cavolfiore fritto con tahina e l’orata al forno su un piatto di riso e lenticchie (solo a scriverlo ho l’acquolina in bocca!).

La lunga giornata del venerdì si conclude di solito con una lunga passeggiata verso casa, per smaltire il cibo e il vino. Una volta arrivati ci infiliamo sotto le coperte soddisfatti e contenti di esserci finalmente abituati (o quasi) al ritmo di questa città.

7 cose da fare di venerdì a Tel Aviv (un riassunto per i più pigri)

  • Passeggiata allo Shuk HaCarmel: abbigliamento, generi alimentari, chioschi
  • Passeggiata al mercato di Nachlat Binyamin Street: arte e artigianato locale (qui il sito)
  • Shopping in Sheinkin Street: abbigliamento, atelier, novelties (una maniera elegante per dire cianfrusaglie inutili ma carine)
  • HaMinzar, Allenby St. 60: bar storico, cibo, aperto 24/7 (ottimo sia per pranzi che per serate, posti da sedere anche all’aperto)
  • Hilton Beach: pulita, molo con panchine, servizio bar, surf school, area per cani
  • Passeggiata a Neve Tzedek: Shabazi St. è la via principale con atelier, gallerie, ristoranti, bar ed enoteche
  • Suzana, Shabazi St. 9: ristorante con cucina tipica israeliana, terrazza esterna, atmosfera romantica ma adatto anche a cene con gli amici

Cose da sapere sul venerdì a Tel Aviv

  • Alle 16 d’inverno o 17 d’estate chiudono i negozi, alcuni ristoranti e supermercati (tutti i locali kosher), il mercato, non circolano più mezzi pubblici per 24 ore
  • Restano aperti i supermercati 24/7, molti ristoranti e locali, specialmente nella zona sud (ma telefonate sempre per essere sicuri)
  • Continuano a circolare taxi e sherut (taxi collettivi che seguono le stesse linee degli autobus)

Gerusalemme in un giorno con la guida

Venditore di halva

Venditore di halva del Suq, foto di Alessandra Guidetti

Come trovare una guida per Gerusalemme

Anche se siete dei lupi solitari, amanti dell’improvvisazione, per visitare Gerusalemme è utile trovare una guida. Si tratta infatti di una città vasta, complessa e ricca di storie. In particolare, se avete un giorno o due, solo con l’aiuto di una guida potrete districarvi nel labirinto di vicoletti della Città Vecchia ed avere una panoramica completa dei principali monumenti e luoghi storici, altrimenti rischiate di camminare molto e di vedere poco. Ci sono guide che possono soddisfare ogni tipo di richiesta, dal classico tour sulle orme di Cristo alla degustazione del miglior falafel del suq (mercato), per questo è utile documentarsi per capire cosa v’interessa e concordare l’itinerario prima. All’inizio di dicembre la mia amica Alessandra, una bravissima fotografa che conosco dal Liceo, ha deciso di venirmi a trovare; avevamo solamente un giorno per vedere tutta Gerusalemme perciò abbiamo deciso di trovare una guida che facesse al caso nostro. Ho contatto la stessa agenzia con cui sono andata a Tzfat, la città della Cabala, (che vi ho raccontato qui), Mekomy, che in brevissimo tempo ci ha messo nelle mani di Rebecca, una ragazza abruzzese con una bella esperienza di guida in Israele alle spalle che ci ha accompagnato nel tour che vi vado a raccontare, con le fotografie scattate da Alessandra (sul suo sito trovate tante altre foto di viaggio: www.alessandraguidetti.com). Leggere di più

È sicuro andare in Israele?

Cupola della Roccia a Gerusalemme

Cupola della Roccia a Gerusalemme

Cinque consigli per viaggiare sicuri in Israele

In questi primi giorni di gennaio, dopo una settimana di tempesta, la temperatura durante il giorno è proprio gradevole qui a Tel Aviv, sotto il sole ci si può anche permettere di camminare senza giubbotto. Durante le vacanze di Natale molti mi hanno scritto per domandarmi “È sicuro andare in Israele?”. Partiamo da due presupposti fondamentali:

1) solamente voi potete prendere la decisione finale riguardo alla vostra partenza;

2) ogni viaggio, anche quello in auto casa-lavoro, comporta un rischio.

Detto questo, vi scrivo 5 buoni consigli per sentirsi sicuri quando si viaggia in Israele.

  1. Non andate allo sbaraglio. È meglio leggere una guida prima di partire perché Israele e i Territori Palestinesi hanno una situazione politica complessa e per questo ci sono delle dinamiche e delle regole ben precise da rispettare (banalmente non è possibile affittare un’auto a Tel Aviv per andare a Betlemme, che si trova nei Territori Palestinesi).
  2. A Gerusalemme potrebbero esserci situazioni di tensione, soprattutto nella zona Est della città, che peraltro bisogna attraversare per raggiungere alcuni dei principali monumenti religiosi cristiani (Orto del Getsemani, Chiesa dell’Ascensione, Chiesa del Dominus Flevit). Date sempre un’occhiata alle notizie (Haaretz e Ynet sono quotidiani online in inglese) e se avete un dubbio chiedete alle forze dell’ordine presenti in maniera massiccia in tutta la città.
  3. Prima di partire registratevi sul sito del Ministero degli Interni www.viaggiaresicuri.it, nella sezione Dove siamo nel mondo. In caso di necessità l’ambasciata vi potrà contattare e avvisare sul comportamento da tenere tramite un SMS. Lo stesso sito è aggiornato quotidianamente con gli avvisi e le raccomandazioni della Farnesina.
  4. Affidatevi a guide turistiche certificate. Si può tranquillamente viaggiare in solitaria, magari con una guida cartacea ben fatta, ma le guide (viventi) hanno una marcia in più e potrebbero portarvi in posti in cui non sareste mai arrivati da soli. Inoltre conoscono bene il comportamento da tenere in tutte le situazioni. Qui si ha spesso a che fare con persone molto religiose e bisogna tenerne conto: arrivare alla moschea con i pantaloni corti o viaggiare in macchina in territorio israeliano nel giorno di Kippur (festività ebraica in cui è vietato usare l’auto) non sono comportamenti consigliabili! Mekomy è il mio organizzatore di tour di fiducia.
  5. Fatevi un’assicurazione sanitaria.

Essere informati è la chiave. Se avete seguito questi pochi consigli, a mio avviso non avete nulla da temere, ma ovviamente la decisione finale spetta solamente a voi. Israele e i Territori Palestinesi sono posti che vale la pena visitare almeno una volta nella vita, che siate religiosi o meno. Questi luoghi sono speciali, così come le persone che li abitano. Gli israeliani, ad un primo approccio un po’ bruschi, sono sempre disponibili ad aiutarti. Gli arabi, sorridenti e gioviali, sei gli sei simpatico potrebbero anche invitarti a casa loro per cena (a noi è successo durante una gita in Galilea). Per concludere, vi do un ultimo consiglio che può valere per la pianificazione di tutti i vostri itinerari, non solamente per Israele: quando decidete di partire non basatevi sul “sentito dire”, informatevi attraverso fonti affidabili, chiedete a chi c’è già stato, costruitevi una vostra opinione: anche questo fa parte del viaggio!

Cosa mangia un’italiana che vive in Israele

Colazione israeliana

Tipica colazione israeliana con omelette, pane, insalata, olive e formaggi cremosi

Questo è un articolo che è stato pubblicato anche sulla rivista Tutto qui e dintorni nel mese di dicembre. Buona lettura!

Pita, spaghetti e mandolino

“La gente è molto passionale con il cibo, provate a portare via un salame ad un italiano!” leggo in un’intervista ad un responsabile per i controlli di sicurezza sui cibi negli aeroporti. Mi viene da sorridere perché potrei essere io quell’italiana col salame nascosto nel cappotto. Da qualche mese mi sono trasferita in Israele e spesso mi trovo a contrabbandare prodotti dall’Italia. Non che qui si mangi male, ma il conforto del cibo di casa non si può sostituire o imitare. Fette di Prosciutto di Parma sottovuoto, Parmigiano Reggiano e caffè sono i generi alimentari che solitamente incastro nella valigia prima di partire. Leggere di più

Viaggio a Tzfat: la città azzurra della Cabala – Seconda parte

Cimitero Tzfat

Cimitero di Tzfat al tramonto

Un israeliano, un’italiana, una singaporiana e due americani

Un piccolo brontolio nella pancia mi avverte che è l’una, ma già David si è incamminato verso un’altra tappa e noi lo seguiamo frettolosamente giù per i ripidi gradini. Non vi ho ancora parlato dei miei compagni di viaggio. C’è Olivia di Singapore, 24 anni, a Tel Aviv per fare uno stage e Judith e Joe, coppia di avvocati ebrei di New York che stanno facendo la sesta vacanza in Israele. Non abbiamo molto in comune, per età e interessi, ma non mancano gli scambi e i piccoli tentativi di conoscenza reciproca. Olivia è un’appassionata di viaggi e in soli quattro mesi ha visitato tutta Israele e parte della Giordania. La sua macchina fotografica la precede per i vicoli e le scalinate di Tzfat. Judith e Joe abitano nel nord della Grande Mela, non sono particolarmente religiosi ma rispettano le tradizioni e con gentile accondiscendenza cercano di spiegarle anche a me. Tra tutti però, David, la nostra guida, ha il fascino dell’esploratore e, non appena abbiamo rotto il ghiaccio, lo tempesto di domande. Si rivela essere un’enciclopedia vivente e mi ammalia con le sue storie di viaggio che vanno dai corsi di cucina a Petra, ai viaggi in elicottero sopra Gerusalemme e Masada, una volta che ha fatto da guida a dei turisti americani particolarmente facoltosi. Di questa splendida conoscenza, che spero di avere ancora l’occasione di coltivare, ringrazio Mekomy, che ha organizzato questo itinerario. Leggere di più